Nella separazione dei coniugi, a chi viene affidato il gatto?

Autore: Avvocato Andrea Rossi

Tempo di lettura previsto 2 minuti

E’ noto che la rottura del matrimonio porta i coniugi alla necessità di regolare tanti aspetti del nuovo assetto di vita post matrimoniale che vanno dall’assegnazione della casa famigliare, passando per l’eventuale mantenimento del coniuge debole nonché dei figli non economicamente autosufficienti o minori e per finire all’affidamento di questi ultimi.

Oggi, anche i gatti, che sono sempre più numerosi nelle famiglie italiane, sono diventati “oggetto” di contese tra i separandi e … finiscono per entrare così nelle aule dei Tribunali.

Il sentimento per gli animali. Avete capito bene, anche con riguardo ai gatti domestici possiamo parlare di veri e propri sentimenti che ricevono riconoscimento nel nostro sistema di leggi e protezione in quello europeo [1], al punto tale che viene riconosciuto a ciascuno di noi un diritto soggettivo all’animale da compagnia.

Animali in condominio. Anche in tale ambito, la legge italiana [2] recentemente modificata impone (giustamente) ai regolamenti condominiali di non vietare il possesso o la detenzione degli animali domestici.

Secondo una interpretazione evolutiva “orientata” dal contenuto delle suddette norme, l’animale non va più collocato nell’area delle “cose” [3], come imponeva l’impostazione tradizionale, bensì deve essere considerato finalmente come un essere senziente.

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© copyright Marco Galli.

I coniugi si separano e … il gatto? Pur in assenza di una disciplina sul punto, si può ritenere che sia facoltà dei coniugi separandi quella di regolare la permanenza dell’animale presso l’una o l’altra abitazione e le modalità che ciascuno dei proprietari deve seguire per il mantenimento dello stesso.

Il caso. In base a questi principi, il Tribunale di Milano (sezione IX, decreto 13 marzo 2013) ha approvato l’accordo dei coniugi che, in sede di separazione, prevedeva che i gatti della famiglia restassero a vivere nell’ambiente domestico della madre, dove era collocata anche la figlia minore, che si faceva carico delle spese ordinarie, mentre quelle straordinarie venivano ripartite in pari misura.

Mi auguro che questo orientamento inaurato dal Giudice Buffone (il nome va fatto!) venga seguito da altri Tribunali e comunque a mio avviso, in caso di mancanza di figli minori o in caso di accordo tra i coniugi, è ragionevole che il criterio per l’affidamento venga individuato non nella proprietà degli animali, ma sopratutto nel benessere dei nostri a-mici, scegliendo di preferenza quale affidatario quel coniuge che intrattiene con gli stessi un rapporto più intenso…

Quindi, anche la separazione tra i coniugi dovrebbe avvenire evitando inutili sofferenze ai nostri a-mici …

Un Grazie a “Galli Marco il fotografo dei gatti” per la concessione gratuita all’utilizzo della foto. Per vedere altre bellissime foto di gatti, visita la sua pagina Facebook digitando il nome sopra tra virgolette oppure clicca qui

NOTE.

[1] Legge 4 novembre 2010, n. 201, di ratifica ed esecuzione della Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia, siglata a Strasburgo il 13 novembre 1987;

[2] Articolo 1138 codice civile, come modificato dalla legge 11 dicembre 2012, n. 220;

[3] art. 923 ss. Codice civile.

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